Con questi quesiti chiave si è
confrontato a Bergen-Alkmaar, nei Paesi Bassi, un gruppo di giovani
olandesi, tra il 25
giugno e il 9 luglio 2005, in seno al progetto UWC/YLS.
Organizzato e promosso dal Comitato Nazionale
Olandese dei Collegi del Mondo Unito, il summit ha riunito per due
settimane più di 50 ragazzi, per metà olandesi
autoctoni e per metà immigrati di varia origine, introducendoli
all’idea ed al metodo della condivisione di esperienze e di punti di
vista
diversi, già da tempo sperimentato nei Collegi del
Mondo Unito.
Con una differenza, però: in occasione
dell’YLS, l’esperienza non si è sviluppata al solo interno
dell’istituzione, ma è “dilagata” fuori dai confini in cui
è maturata, in un Paese che, certamente all’avanguardia sul
piano sociale e florido in molti sensi, da tempo ha dovuto fare i conti
con problemi legati all’integrazione degli immigrati, Paese che ha
voluto (o dovuto) addirittura istituire un Ministero a ciò
preposto.
Come è noto, in Olanda il problema dell’integrazione degli
immigrati si è acuito lo scorso anno, a seguito dell’uccisione
del regista Theo van Gogh, che sembra avesse, con la sua “arte”, offeso
la coscienza dei musulmani più intransigenti ed anche per
questo, il Governo Olandese apprezza molto tutte le
iniziative volte ed utili a migliorare l’integrazione della
popolazione.
I temi chiave che hanno guidato i giovani sono stati l’Integrazione e
la Leadership, intesa come strumento indispensabile
per proporre dei modelli di universale accettazione dell’ “altro”.
Il tema della cosiddetta Leadership è infatti uno dei punti
forti della
filosofia dei Collegi. L’idea è di dotare ogni giovane
di quelle capacità essenziali che lo rendano membro attivo della
comunità in cui vive, lavora o studia. Essere attivi, saper
prendere le iniziative necessarie intorno a quanto attiene la propria
esistenza ed il proprio ruolo, sapersi informare su quanto accade
intorno: questi sono gli strumenti essenziali per la crescita di ogni
giovane, certo in proiezione del domani, ma con effetti visibili
già
nel presente. E’ questa l’impostazione di principio che è stata
proposta nel summit, con il fine di riunire questi giovani olandesi di
varia
origine e provenienza ed offrire loro un’interessante
opportunità.
Nel corso dei lavori si è operato su diversi fronti, su un
fronte
strettamente culturale si sono affrontati ed esplorati temi quali la
globalizzazione, i diritti universali dell’uomo, i diritti dei
lavoratori, le problematiche connesse all'integrazione,
le responsabilità dei mercati e le responsabilità
d’azienda, l’anti-razzismo, la democrazia, la
giustizia sociale. Questi temi sono stati discussi, confrontati e
sintetizzati e grazie ad un serrato lavoro degli animatori e dei
formatori si è
giunti a delle conclusioni equilibrate, ragionevoli, ma soprattutto,
condivise.
Tema costante che ha connotato il
summit è stata la ricerca dei
modi concreti per realizzare i cinque principi chiave che portano ad
una migliore convivenza e condivisione, ovvero, comprensione,
rispetto,
comunicazione, responsabilità ed integrità.
Sul fronte umano sono state proposte numerose attività tese alla
crescita personale ed alla riscoperta di se stessi: trattandosi di
giovani, importante è stata l’organizzazione di occasioni
aggreganti, quali escursioni, spettacoli ed altro. Ma sono state
soprattutto le occasioni formative che hanno dato i migliori risultati.
L’Arte è stata, in questa straordinaria esperienza, l’elemento
che forse più di altri ha avvicinato i sentimenti di chi vi
è stato, a vario titolo, coinvolto: non solamente con
l’esperienza fantastica delle “giornate fotografiche” proposte dal
Centro
Internazionale d'Arte Fotografica, ma con
l’atmosfera stessa che si respirava al
Blooming
Hotel di Bergen,
ove si
è svolto per gran parte il summit. L’Hotel si è
trasformato, grazie anche alla magnifica disponibilità dei suoi
operatori, ad ogni livello, in una struttura ideale per ospitare questa
comunità esemplare in cui anche l’Arte era una costante sempre
presente. Il Blooming Hotel di Bergen in questo senso è “perla
rara”: da qualunque angolazione lo si guardi l’Arte traspare, nei
dettagli come nelle opere importanti, promanando un’atmosfera
artistica palpabile, conclamata nelle opere visibili, che non
può non
toccare l’anima.
L’esperienza che questi giovani, grazie allo YLS, hanno vissuto, ha
lasciato loro un segno tangibile anche attraverso l’emotività
che è stata pregnantemente coinvolta: l’emotività
è il motore che produce i sentimenti, e se questi sono positivi,
buoni, non possono che produrre l’intenzione di diffondere dei sani
modelli di comportamento. Ciò è potuto avvenire grazie
allo spirito che ha governato costantemente l’esperienza.
Essenziale è stato il ruolo dei dieci ex-studenti dei Collegi
provenienti da svariati paesi (Olanda, Cina, Etiopia, Singapore,
Uruguay, Israele, Italia, Rep. Ceca, Canada) che hanno svolto
magnificamente il ruolo di animatori. I cinque coordinatori-formatori
hanno poi efficientemente esportato nel progetto YLS la loro lunga e
collaudata esperienza sviluppata in più di 14 anni nel Collegio
del Mondo Unito del Canada in seno ad un programma analogo (PSYL).
La significativa differenza metodologica tra lo YLS ed il PSYL ha
riguardato l’impiego di attività artistiche e creative, in
particolare la
Fotografia si è rivelata essere uno
strumento di
grandissima utilità, non solamente per i risultati iconici a cui
ha portato, ma per la funzione aggregativa che ne è
scaturita: l’uovo di Colombo, insomma, la pratica della Fotografia
è di per se, se convenientemente gestito, magnifico strumento di
integrazione, d’altronde ciò è stato lungamente
sperimentato in quasi 25 anni nel
Collegio
del Mondo Unito
dell’Adriatico (Italia) e così è stato anche
in questa
occasione.
Il
Centro internazionale d’Arte Fotografica di Trieste (Italia)
ha
proposto e sviluppato un modulo formativo sul tema della Comunicazione
Visiva e Fotografica a cui i partecipanti hanno corrisposto con grande
entusiasmo, proponendo al tempo stesso una prassi non solo utile a
sperimentare sul piano pragmatico i concetti appresi, ma importante per
creare un’atmosfera favorevole ai “micro” processi
d’integrazione:
il party fotografico,
svolto preferibilmente in studio, anche improvvisato,
è risultato essere esperienza aggregante, poiché di per
se
liberatorio (freudianamente parlando), infatti, se appropriatamente
guidato, scatena creatività e
porta chi vi partecipa, ad aprirsi agli altri, a farsi conoscere ed a
liberare la propria
voglia di scoprire e riscoprire l’”altro”.
Considerando poi che, a livello psichico, il tutto
avviene interessando prevalentemente le strutture mentali percettive
piuttosto che quelle cognitive (che verranno coinvolte poi,
inevitabilmente) è da osservare che tutto ciò funziona in
modo assai efficiente.
La Fotografia, oltre per quanto già esposto,
è stato il filo conduttore di un “creare insieme”, senza
gerarchie, senza differenze, senza che dannosi stereotipi venissero
tirati in ballo: i
ragazzi hanno prodotto numerosi ed in molti casi, bellissimi lavori,
hanno progettato, organizzato e realizzato insieme un
manifesto fotografico
emblematico di questa loro esperienza che è stato presentato al
Ministro
dell’Integrazione olandese, Rita Verdonk, che
intervenuta al Summit per conoscere e verificare, ha sancito con le sue
parole un forte apprezzamento, esprimendo l’auspicio che tale genere di
iniziative si replichino e moltiplichino,
sottolineando come nei giovani e nelle loro potenzialità
è riposta la speranza di cambiamento.